LE SIGNORIE D'ITALIA: Principi, Spade e Palazzi del Rinascimento

Renaissance · Italy
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Prima che il genio di Piero della Francesca immortalasse il profilo indomito di Federico in uno dei capolavori più celebri della pittura occidentale, e prima che il cortile d'onore di Luciano Laurana trasformasse la capitale del ducato in una città a forma di palazzo, la grandezza dei Montefeltro venne forgiata nel silenzio aspro delle falesie appenniniche, tra i giuramenti di lealtà agli imperatori svevi, la ferocia delle guerre di fazione e il freddo calcolo delle compagnie di ventura.

Questo primo volume della collana apre le porte sulla stagione meno nota e più drammatica della dinastia feltresca, ricostruendo per la prima volta in un flusso narrativo ininterrotto e pensato per la voce la parabola che condusse i discendenti dei conti di Carpegna dalla solitaria rocca di San Leo fino al cuore del potere municipale di Urbino. È la storia di una famiglia di condottieri che comprese prima di chiunque altro la duplice natura del potere medievale: l'importanza inespugnabile della fortezza naturale arroccata sul monte e la necessità politica di farsi amare dal popolo minuto delle città per resistere all'assedio congiunto della Chiesa e dei Malatesta di Rimini.

Attraverso una rigorosa vivisezione condotta sulle cronache municipali, sui diplomi imperiali di Federico Barbarossa e sui registri della Camera Apostolica, l'opera ripercorre le gesta leggendarie dei maestri della stirpe:

 Guido il Vecchio da Montefeltro, il capitano generale che difese Forlì dal sanguinoso assalto delle truppe pontificie, celebrato e condannato per l'eternità da Dante Alighieri nel ventisettesimo canto dell'Inferno come il consigliere di frode che osò sfidare il giudizio divino per obbedire a papa Bonifacio Ottavo;

 Il figlio Buonconte, caduto nella mischia mortale della battaglia di Campaldino nel milleduecentottantanove, il cui corpo sparì tra i vortici del torrente Archiano per essere affidato alla commossa pietà del Purgatorio;

 La dura resistenza contro l'avanzata delle armate pontificie del cardinale Gil Álvarez Carrillo de Albornoz e la complessa gestione del vicariato apostolico nelle Costituzioni Egidiane;

 L'espansione territoriale e diplomatica del conte Antonio da Montefeltro, artefice della pacifica annessione di Gubbio nel milletrecentottantaquattro e del controllo strategico della consolare Via Flaminia;

 Il lungo e saggio governo del conte Guidantonio, gran siniscalco del Regno di Napoli e vicario di papa Martino Quinto, che seppe navigare tra le tempeste finanziarie del primo Quattrocento preparando la strada all'ascesa del giovane Federico;

 L'araldica dell'aquila spiegata e la monetazione d'argento battuta dalle prime zecche di San Leo e Urbino per sostenere il commercio delle comunità montane;

 La vertiginosa ascesa e la fine orrenda del diciassettenne Oddantonio da Montefeltro, elevato da papa Eugenio Quarto al rango di primo duca di Urbino nel millequattrocentoquarantatré e trucidato a colpi di pugnale nella notte del ventidue luglio millequattrocentoquarantaquattro dai suoi stessi sudditi esasperati dalle imposte e dalle angherie dei cortigiani.

Un saggio narrativo avvincente e documentatissimo, privo di tabelle o schemi tipografici, concepito per restituire agli appassionati della storia classica e rinascimentale la voce viva, il rombo degli zoccoli, lo scintillio delle spade e la saggezza dei patti con cui i signori della montagna appenninica gettarono le fondamenta della più nobile corte del Rinascimento italiano.

Prima che il genio di Piero della Francesca immortalasse il profilo indomito di Federico in uno dei capolavori più celebri della pittura occidentale, e prima che il cortile d'onore di Luciano Laurana trasformasse la capitale del ducato in una città a forma di palazzo, la grandezza dei Montefeltro...

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