Nel tumultuoso panorama del Rinascimento italiano, dominato da condottieri spietati, principi calcolatori e pontefici guerrieri, nessuna figura seppe incarnare con altrettanta indomita fierezza, audacia fisica e magnetico coraggio l'archetipo della sovrana armata quanto Caterina Sforza, celebrata dai cronisti del suo tempo come la Leonessa o la Tigre di Romagna. Figlia naturale del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, cresciuta tra i fasti e l'addestramento militare del Castello di Porta Giovia per poi essere data in sposa appena quattordicenne a Girolamo Riario, nipote prediletto di papa Sisto Quarto della Rovere, Caterina rifiutò per tutta la vita il ruolo subordinato imposto alle donne della sua epoca, impugnando personalmente la spada, cavalcando in armatura e governando con pugno di ferro le inquiete città di Imola e Forlì.
Questo ventesimo volume della collana conduce l'ascoltatore attraverso una delle biografie più avvincenti e drammatiche della civiltà occidentale, narrata in un discorso storico ininterrotto, privo di tabelle o note a piè di pagina, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto prende le mosse dalla giovinezza milanese e dalla prima, leggendaria impresa compiuta nella Roma pontificia nell'agosto del millequattrocentottantaquattro: alla morte di papa Sisto Quarto, mentre la città precipitava nell'anarchia e i cardinali tremavano dinanzi alle bande armate, la ventunenne Caterina, incinta di sette mesi del figlio Ottaviano, cavalcò risoluta attraverso il Tevere, occupò militarmente la fortezza di Castel Sant'Angelo e puntò le artiglierie pesanti direttamente contro il Vaticano, costringendo il conclave a negoziare e a confermare alla sua famiglia la signoria sulle terre romagnole. Si giunge quindi alla sanguinosa congiura dei fratelli Orsi a Forlì nel millequattrocentottantotto: l'assassinio a tradimento del marito Girolamo gettato nudo dalla finestra del palazzo e la cattura della contessa con i suoi piccoli orfani.
Pagine di straordinaria tensione storiografica ricostruiscono il momento più celebre e scandaloso della sua esistenza: l'inganno ordito ai congiurati per entrare nella rocca di Ravaldino difesa dal fedele castellano Feo, il sollevamento del ponte levatoio e la fiera sfida lanciata dagli spalti contro i ribelli che minacciavano di sgozzarle i figli in ostaggio, culminata nel leggendario gesto della gonna sollevata a proclamare che aveva con sé gli strumenti per generarne altri; un atto di titanica virtù dinastica immortalato da Niccolò Machiavelli nei suoi Discorsi prima che l'armata inviata da Milano sbaragliasse i cospiratori consentendole una spietata vendetta di Stato.
Il volume esplora con profondità inedita anche la vita intima e intellettuale della sovrana: la passione segreta e travolgente per il bellissimo scudiero Giacomo Feo, elevato a castellano generale e trucidato nell'agguato del ponte di Schiavonia nel millequattrocentonovantacinque, punito da Caterina con una carneficina feroce che sterminò intere famiglie; e la stesura del celebre ricettario manoscritto degli Experimenti, un trattato segreto di oltre quattrocentocinquanta formule tra cosmesi d'avanguardia per conservare la bellezza, rimedi contro la peste, veleni micidiali di Stato e trasmutazioni alchemiche dell'oro studiate a colloquio con i massimi speziali d'Europa.
La narrazione attraversa quindi il terzo matrimonio d'amore con il nobiluomo fiorentino Giovanni de' Medici detto il Popolano, da cui nacque a Forlì il piccolo Lodovico, destinato a raccogliere la gloria marziale della madre e a passare alla storia immortale come il condottiero Giovanni delle Bande Nere. L'opera culmina nell'epica e disperata resistenza dell'inverno tra il millequattrocentonovantanove e il millecinquecento: l'urto contro le soverchianti armate francesi e pontificie guidate da Cesare Borgia, la solitaria difesa di Ravaldino cannoneggiata giorno e notte, e la cattura con la spada in pugno tra le macerie della polveriera.
Dalle catene dorate esibite nel trionfo romano del Valentino alla dura segregazione nelle segrete di Castel Sant'Angelo, fino al dignitoso esilio fiorentino tra le mura della villa di Castello e la morte prematura avvenuta nel millecinquecentonove a soli quarantasei anni, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce della donna che seppe dimostrare all'Europa che la grandezza del comando, il coraggio delle armi e la fierezza del sangue non appartenevano al solo universo maschile, consacrando per sempre il mito della Signora di Forlì all'eternità della storia.