Quando nella notte dell'Epifania del millecinquecentotrentasette il pugnale di Lorenzino de' Medici trucidò nel sonno il dissoluto duca Alessandro, la millenaria storia della Repubblica fiorentina sembrò sull'orlo di una rinascita. Gli anziani senatori dell'oligarchia patrizia, capeggiati dal grande storico Francesco Guicciardini, credettero di poter restaurare il controllo della nobiltà chiamando alla guida dello Stato un ragazzo di appena diciassette anni, oscuro discendente del ramo cadetto dei Popolani vissuto appartato nelle campagne del Mugello: Cosimo, figlio del leggendario capitano di ventura Giovanni delle Bande Nere e di Maria Salviati. Fu la più grande e fatale illusione politica del Cinquecento italiano.
Questo decimo volume della collana, culmine della quadrilogia consacrata alla dinastia medicea, racconta la titanica metamorfosi che trasformò una turbolenta città-stato lacerata dalle fazioni in uno dei più solidi, moderni e temuti principati burocratici dell'Europa moderna, attraverso un flusso narrativo ininterrotto, privo di tabelle o note a piè di pagina, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto si apre sul battesimo del sangue del nuovo regime: la fulminea ribellione armata dei fuorusciti repubblicani sostenuti dall'oro di Filippo Strozzi e l'epica risposta militare del giovane duca nella battaglia campale di Montemurlo del primo agosto millecinquecentotrentasette, seguita dalle decapitazioni esemplari al Bargello che cancellarono per sempre ogni residua opposizione aristocratica. Da quel momento Cosimo rivelò la statura di uno statista formidabile: sposò la nobildonna spagnola Eleonora di Toledo, figlia del viceré di Napoli, ottenendo l'alleanza indissolubile dell'imperatore Carlo Quinto e liquidando a fiorini d'oro le truppe straniere per farsi restituire le chiavi delle fortezze della città.
Pagine di straordinaria intensità storiografica descrivono la spietata guerra per la conquista di Siena tra il millecinquecentocinquantadue e il millecinquecentocinquantacinque: la strategia della terra bruciata attuata dal condottiero Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, la disfatta senese a Marciano e il drammatico assedio di quindici mesi condotto contro la guarnigione di Blaise de Monluc, dove la fame nera e la tragedia delle bocche disutili piegarono la gloriosa rivale toscana, annessa formalmente alla corona ducale.
Il volume svela quindi i meccanismi dello Stato moderno: la creazione di una burocrazia centralizzata con la Pratica Segreta, la nascita della marina militare con la fondazione della fortezza di Cosmopoli sull'isola d'Elba e l'istituzione della Sacra Militare Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano per combattere i corsari barbareschi sul mare. Al contempo, il testo celebra la grandiosa regia visiva del Manierismo toscano orchestrata da Giorgio Vasari: la ristrutturazione imperiale di Palazzo Vecchio con il Salone dei Cinquecento, la costruzione degli Uffizi come prima sede ministeriale d'Europa, l'aereo Corridoio Vasariano sospeso sull'Arno fino alla nuova reggia di Palazzo Pitti, e il Perseo bronzeo di Benvenuto Cellini che solleva la testa recisa di Medusa a monito imperituro contro l'anarchia civile.
Dalla solitudine cupa segnata dai lutti malarici del millecinquecentosessantadue, che gli strapparono Eleonora e due figli adolescenti, fino alla solenne incoronazione vaticana del millecinquecentosettanta in cui papa Pio Quinto gli impose sul capo la prima corona di Granduca di Toscana tra le proteste dei monarchi d'Europa, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce del sovrano che forgiò nel ferro, nella pietra e nella legge la Toscana moderna, consegnando la propria stirpe all'eternità della storia.