Nel firmamento delle grandi figure femminili del Rinascimento nessuna personalità ha mai brillato con altrettanta sfolgorante intelligenza politica, fiero orgoglio dinastico e prodigiosa autorità culturale quanto Isabella d'Este, celebrata dai contemporanei come la prima donna del mondo. Figlia del duca di Ferrara Ercole primo e sposa del marchese Francesco secondo Gonzaga, Isabella non si accontentò di recitare il ruolo ornamentale di consorte principesca nella rocca lagunare di Mantova: divenne l'arbitro supremo dell'eleganza europea, la geniale inventrice della moda rinascimentale, una delle più raffinate collezioniste dell'antichità classica e una statista inflessibile capace di salvare il piccolo Stato avito dalle fauci dei colossi stranieri durante la tempesta delle guerre d'Italia.
Questo sedicesimo volume della collana suggella la grande monografia gonzaghesca conducendo il lettore attraverso mezzo secolo di battaglie campali, corrispondenze cifrate, trionfi d'artista e saccheggi storici in un flusso narrativo ininterrotto, privo di tabelle o note a piè di pagina, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto prende le mosse dal trionfale arrivo sul Bucintoro lungo le acque del Po nel febbraio del millequattrocentonovanta, quando la sedicenne principessa estense varcò le porte di Mantova portando in dote una raffinatissima educazione umanistica impartitale da Battista Guarino. Si analizza quindi la complessa convivenza con il consorte Francesco secondo Gonzaga, capitano di ventura rude ma valoroso, e la memorabile impresa della battaglia di Fornovo del sei luglio millequattrocentonovantacinque contro l'esercito francese di re Carlo Ottavo in risalita dalla conquista di Napoli; uno scontro cruento sulle rive del Taro immortalato da Andrea Mantegna nella celeberrima pala votiva della Madonna della Vittoria, dove il marchese si prostra in armatura d'acciaio ai piedi della Vergine.
Pagine di straordinaria densità estetica conducono il lettore all'interno dello Studiolo e della Grotta, prima nel Castello di San Giorgio e poi nella Corte Vecchia: il sacrario segreto dove Isabella raccolse una sterminata messe di cammei, monete romane, torsi ellenistici e il celebre Cupido dormiente scolpito dal giovane Michelangelo Buonarroti, commissionando ad Andrea Mantegna, Pietro Perugino, Lorenzo Costa e Correggio le supreme allegorie morali della lotta tra la Virtù e il Vizio. Il volume svela al contempo la fabbrica della moda continentale: la creazione del capigliaro, le ricette cosmetiche distillate nei laboratori di corte, e il fecondo cenacolo letterario che vide Baldassarre Castiglione comporre il Cortegiano, Pietro Bembo curare le edizioni aldine di Petrarca e i musici Marchetto Cara e Bartolomeo Tromboncino dare vita al nuovo canone del canto profano.
Il fulcro drammatico della narrazione risiede nella prova politica suprema del millecinquecentonove: la disfatta di Legnago e la cattura di Francesco da parte dei veneziani, recluso per undici mesi nei Piombi del Palazzo Ducale. Di fronte alle suppliche del marito che la implorava di cedere le fortezze dello Stato per ottenere la libertà, Isabella assunse da sola la reggenza con pugno di ferro, rifiutando ogni ricatto della Serenissima e respingendo le mire dell'imperatore germanico, pronta a salvare la patria prima ancora della vita del consorte.
La narrazione attraversa quindi il cinico confronto con Cesare Borgia durante l'invasione delle Marche, il declino e la morte di Francesco divorato dal malfrancese nel millecinquecentodiciannove, e l'ascesa del figlio Federico secondo che chiamò a Mantova Giulio Romano per innalzare il capolavoro manierista di Palazzo Te. Il libro culmina nella drammatica testimonianza del Sacco di Roma del millecinquecentoventisette: Isabella asserragliata all'interno del Palazzo Colonna trasformato in oasi inviolabile di soccorso per migliaia di fuggiaschi in mezzo al massacro dei Lanzichenecchi, fino a ottenere la porpora cardinalizia per il figlio Ercole poco prima della ritirata. Dagli ultimi anni trascorsi nell'amministrazione illuminata del feudo romagnolo di Solarolo fino alla morte avvenuta nel febbraio del millecinquecentotrentanove, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce della sovrana che dimostrò all'Europa come la bellezza incorruttibile dell'arte e l'inflessibile maestà del comando potessero piegare la violenza delle armi, consegnando Mantova e la memoria del Rinascimento all'eternità della storia.