LE SIGNORIE D'ITALIA: Principi, Spade e Palazzi del Rinascimento - Vol.21: Guidobaldo ed Elisabetta Gonzaga: Il Tramonto dei Montefeltro (1482–1508)

LE SIGNORIE D'ITALIA: Principi, Spade e Palazzi del Rinascimento Book 21 · Paolo Guercini · AI-narrated by Ivan (from Google)
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Quando nella primavera del millequattrocentottantadue la scomparsa prematura del leggendario duca Federico lasciò il trono di Urbino nelle mani di un fanciullo di appena dieci anni, nessuno avrebbe potuto immaginare che quel piccolo sovrano, destinato a trascorrere l'intera esistenza martoriato dai dolori strazianti dell'artrite e della gotta, avrebbe consegnato alla memoria d'Occidente la più pura, armoniosa e celebrata stagione della civiltà cortese. Guidobaldo da Montefeltro, affiancato dalla fiera e devota consorte Elisabetta Gonzaga, non poté emulare la formidabile spada paterna né compiere conquiste campali; eppure, seppe trasformare il Palazzo Ducale in un sacrario spirituale dove la fragilità del corpo si dissolse nella perfezione della conversazione civile, immortalata per i secoli futuri dalle pagine de Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione.

Questo ventunesimo volume della collana, capitolo conclusivo dell'epopea feltresca, guida l'ascoltatore attraverso un quarto di secolo di passioni intellettuali, fedeltà coniugale incorruttibile, invasioni traditrici e gloriose riscotte popolari, in una narrazione storiografica fluida, ininterrotta e perfettamente calibrata per la lettura e la sintesi vocale.

L'opera ricostruisce anzitutto la difficile eredità ricevuta dal duca bambino, la saggia tutela politica esercitata da Ottaviano Ubaldini della Carda e la prodigiosa educazione umanistica impartitagli da Ludovico Odasio, che fece di Guidobaldo uno dei principi più dotti della penisola. Si giunge quindi alle nozze solenni del millequattrocentottantotto con la principessa mantovana Elisabetta Gonzaga: il dramma segreto della mancata consumazione fisica dovuto all'avanzare della malattia e la decisione sublime della duchessa di rifiutare qualsiasi ipotesi di ripudio o annullamento canonico avanzata da Roma, scegliendo di consacrare l'intera giovinezza a un amore spirituale e platonico che suscitò la commossa ammirazione dell'intera cristianità.

Pagine di straordinaria tensione bellica raccontano le alterne fortune militari del giovane signore: la discesa di Carlo Ottavo, la sfortunata condotta papale contro i baroni romani culminata nella cattura di Guidobaldo sul campo di Soriano nel Cimino nel millequattrocentonovantasette, e il riscatto colossale di quarantamila ducati pagato con l'oro dello Stato urbinate dopo il vile abbandono di papa Alessandro Sesto Borgia. Ma la prova più drammatica doveva ancora consumarsi: l'attacco a tradimento sferrato nel giugno del millecinquecentodue dal duca Valentino Cesare Borgia, la fuga rocambolesca di Guidobaldo travestito da contadino lungo i valichi notturni dell'Appennino e l'amaro esilio tra Mantova e Venezia, mentre il Borgia spogliava la reggia trafugando i codici miniati della preziosissima Biblioteca Urbinate.

Il testo svela l'epica riscossa montanara: la leggendaria scalata notturna delle falesie di San Leo compiuta da Sigismondo Chiaruzzi e la riconquista trionfale della capitale all'indomani dell'improvvisa morte del pontefice Borgia nel millecinquecentotre. È il preludio alla fioritura aurea descritta da Castiglione, dove principi, poeti come Pietro Bembo e futuri cardinali come Bernardo Dovizi da Bibbiena codificarono il concetto immortale della sprezzatura, trasformando la corte feltresca nel modello universale di ogni aristocrazia europea.

La narrazione si chiude sull'ultimo, lucido capolavoro diplomatico di Guidobaldo: l'adozione solenne del nipote Francesco Maria primo della Rovere, approvata da papa Giulio Secondo per scongiurare l'estinzione del principato, seguita dalla morte serena del duca avvenuta a Fossombrone nell'aprile del millecinquecentootto a soli trentasei anni tra le braccia di Elisabetta. Dalla sepoltura monumentale nella chiesa di San Bernardino fino all'orazione funebre dettata da Bembo, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce dell'uomo che, vincendo la sofferenza terrena con la grazia incorruttibile dello spirito, consegnò la dinastia dei Montefeltro all'immortalità del Rinascimento.

Quando nella primavera del millequattrocentottantadue la scomparsa prematura del leggendario duca Federico lasciò il trono di Urbino nelle mani di un fanciullo di appena dieci anni, nessuno avrebbe potuto immaginare che quel piccolo sovrano, destinato a trascorrere l'intera esistenza martoriato d...

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