Questo diciannovesimo volume della collana racconta l'epopea sfolgorante, sanguinosa e tragica del condottiero valenzano attraverso un discorso storico ininterrotto, privo di tabelle o note a piè di pagina, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto prende le mosse dalle premesse della sua trasformazione laica: l'alleanza con il re Luigi Dodicesimo di Francia che gli vale il ducato transalpino di Valentinois, le nozze principesche con Charlotte d'Albret e l'invasione travolgente della Romagna alla testa di un esercito congiunto francese e pontificio. Pagine di vibrante tensione descrivono la caduta di Imola e l'assedio epico della rocca forlivese di Ravaldino, difesa con fiera disperazione dalla contessa Caterina Sforza fino all'assalto all'arma bianca, seguito dalla sottomissione fulminea di Pesaro, della Rimini malatestiana e dal lungo assedio di Faenza, conclusosi con il tradimento dei patti e lo strangolamento del giovane Astorre Manfredi nelle segrete romane.
Il testo svela l'eccezionale convergenza intellettuale dell'anno millecinquecentodue: la nomina di Leonardo da Vinci a ingegnere generale dello Stato con il compito di ridisegnare le fortificazioni di Imola, studiare la bonifica del porto canale di Cesenatico e rivoluzionare la cartografia militare, mentre il segretario fiorentino Niccolò Machiavelli osserva stupefatto le mosse del duca traendone il modello per la sua teoria dell'azione politica. Si giunge quindi alla celebre crisi della Dieta della Magione, quando i capitani mercenari al servizio di Cesare tentarono di rovesciarlo, e alla magistrale risposta del Valentino: la dissimulazione pacifica che attirò i cospiratori nella trappola mortale di Senigallia la notte di San Silvestro del millecinquecentodue, dove Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo vennero strangolati schiena contro schiena dal sicario Michelotto.
Il volume viviseziona al contempo la gestione della giustizia: la nomina del crudele governatore spagnolo don Ramiro de Lorqua per pacificare le campagne col terrore, seguita dalla sua spettacolare esecuzione pubblica nella piazza di Cesena la mattina di Natale, quando il popolo trovò il ministro tagliato esattamente in due pezzi con una mannaia insanguinata accanto per purgare l'odio collettivo.
La narrazione si chiude sull'agonia improvvisa del sogno: il fatale avvelenamento simultaneo di Cesare e del padre nella vigna del cardinale da Corneto nell'agosto del millecinquecentotre, la morte del pontefice e l'errore politico supremo di favorire l'elezione del nemico giurato papa Giulio Secondo della Rovere, che ne dispose la rovina immediata confiscandone le rocche. Dalla deportazione in Spagna e la fuga acrobatica dalla torre di Medina del Campo fino all'ultima e solitaria carica a cavallo nella notte di tempesta sotto le mura della fortezza navarrese di Viana nel marzo del millecinquecentosette, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce dell'uomo che dimostrò all'Europa che con la spada, con la dissimulazione e con la suprema virtù si poteva sfidare il mondo intero, soccombendo soltanto dinanzi all'estrema e cieca malignità della sorte.