Questo ottavo volume della collana è interamente consacrato alla vita, alle congiure e al governo di Lorenzo, conducendo il lettore attraverso un quarto di secolo di passioni cortesi, tradimenti sanguinosi e trionfi diplomatici in una narrazione storiografica fluida, ininterrotta e concepita per una perfetta fruizione vocale.
L'opera ricostruisce anzitutto la giovinezza radiosa: l'educazione umanistica impartitagli da Marsilio Ficino e Cristoforo Landino, le rime popolari composte con Luigi Pulci, la celebre Giostra di Santa Croce del millequattrocentosessantanove corsa in onore della dama Lucrezia Donati e le nozze aristocratiche con la nobildonna romana Clarice Orsini. Si giunge quindi al consolidamento del potere interno, segnato dal sacco brutale e doloroso di Volterra del millequattrocentosettantadue per il controllo dell'allume e dalla progressiva subordinazione delle magistrature repubblicane ai collegi fiduciari medicei.
Il fulcro drammatico della narrazione è la minuziosa dissezione della Congiura dei Pazzi del ventisei aprile del millequattrocentosettantotto: la trama ordita dalla famiglia rivale dei Pazzi con la complicità palese di papa Sisto Quarto della Rovere e dell'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati; il massacro cruento nel Duomo di Santa Maria del Fiore al momento solenne dell'elevazione eucaristica, dove il fratello Giuliano venne trucidato sotto diciannove colpi di pugnale mentre Lorenzo, ferito alla gola, trovò scampo sprangando la porta bronzea della Sagrestia Nuova insieme ad Angelo Poliziano. Segue l'implacabile risposta popolare con il linciaggio sommario dei cospiratori, i corpi dell'arcivescovo e di Francesco de' Pazzi impiccati alle finestre di Palazzo Vecchio e la pittura d'infamia affidata a Sandro Botticelli.
Pagine di straordinaria tensione raccontano il capolavoro diplomatico di Lorenzo: la solitaria e rischiosissima partenza da Pisa nell'inverno del millequattrocentosettantanove per raggiungere via mare la corte del temuto e sanguinario re Ferrante d'Aragona a Napoli, rischiando la prigionia o la morte per convincere il sovrano a rompere l'alleanza con il pontefice e firmare una pace separata che salvò Firenze dalla distruzione totale. Da quel momento Lorenzo divenne l'ago della bilancia d'Italia, l'arbitro supremo dell'equilibrio tra Milano, Venezia, Roma e Napoli, capace di garantire un decennio di pace all'intera penisola e di ottenere la porpora cardinalizia per il giovane figlio Giovanni, futuro papa Leone Decimo.
Infine, il volume celebra la fabbrica del mito culturale: la composizione della Canzone di Bacco, i capolavori allegorici dipinti da Botticelli come la Primavera e la Nascita di Venere, e la fondazione nel Giardino di San Marco della prima scuola d'arte del mondo moderno, dove un giovanissimo Michelangelo Buonarroti venne scoperto e accolto alla tavola del signore come un figlio.
Dalla fiera opposizione apocalittica scagliata dal frate domenicano Girolamo Savonarola dal pulpito di San Marco fino alla notte dell'otto aprile millequattrocentonovantadue nella villa di Careggi, quando Lorenzo si spense a soli quarantatré anni tra i presagi funesti della folla, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce dell'uomo che tenne nelle proprie mani il destino d'Italia, prima che la sua morte spalancasse le porte alle invasioni straniere e al tramonto dell'età dell'oro.