Questo dodicesimo volume della collana racconta l'epica parabola del capostipite della dinastia sforzesca, conducendo il lettore attraverso mezzo secolo di guerre campali, assedi spietati, manovre diplomatiche e rifondazioni monumentali in una narrazione storiografica fluida, ininterrotta e concepita per una perfetta fruizione vocale.
Il racconto prende le mosse dalle origini rurali di Cotignola: l'invenzione del nome Sforza per volere del padre Muzio Attendolo, la severa disciplina della cavalleria pesante e il tragico annegamento del padre tra i flutti del fiume Pescara nel millequattrocentoventiquattro, che lasciò a un giovane Francesco di soli ventitré anni il comando supremo della compagnia mercenaria. Il testo analizza quindi gli anni da capitano invitto al servizio dei papi, dei duchi e dei re, la conquista personale della Marca Anconitana e l'odio tattico con Niccolò Piccinino, fino al decisivo matrimonio nuziale celebrato a Cremona nel millequattrocentoquarantuno con Bianca Maria Visconti, unica figlia naturale dell'ultimo duca di Milano Filippo Maria Visconti, che legittimò le ambizioni dinastiche del condottiero nell'asse nobiliare lombardo.
Il culmine drammatico dell'opera è la vivisezione dell'effimera parentesi dell'Aurea Repubblica Ambrosiana, proclamata dai cittadini milanesi alla morte dell'ultimo Visconti nel millequattrocentoquarantasette. Ingaggiato dalla giovane democrazia per respingere l'invasione veneziana, Francesco sbaragliò l'esercito della Serenissima a Caravaggio per poi stringere un'alleanza segreta proprio con Venezia, volgendo le proprie armi contro Milano. Pagine di straordinaria intensità descrivono il blocco fluviale dei navigli, la fame disperata della popolazione costretta a cibarsi di carogne e radici, e la rivolta popolare del febbraio millequattrocentocinquanta che rovesciò i rettori repubblicani aprendo le porte a Francesco Sforza, il quale fece il proprio ingresso trionfale distribuendo carri di pane alla folla prima di essere acclamato duca dall'assemblea cittadina.
Il volume svela quindi la grandezza dello statista maturo: la firma della Pace di Lodi del millequattrocentocinquantaquattro che pose fine allo scontro trentennale con Venezia e la costituzione della Santissima Lega Italica, suggellata dalla solida fratellanza politica e finanziaria con Cosimo de' Medici a Firenze. Al contempo, il testo celebra l'imponente programma di rinascita monumentale della capitale: la ricostruzione del Castello Sforzesco sulle macerie della rocca abbattuta con la celebre torre progettata dal Filarete, lo scavo del Naviglio della Martesana e l'edificazione dell'Ospedale Maggiore della Ca' Granda, capolavoro umanistico di architettura civile e carità pubblica.
Dalla gestione ferrea della cancelleria segreta affidata a Cicco Simonetta fino alla morte serena avvenuta nel castello milanese l'otto marzo millequattrocentosessantasei tra le braccia di Bianca Maria, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce del capitano che dimostrò all'Europa come il valore personale e la saggezza di governo potessero trasformare la spada di un mercenario nella più gloriosa corona ducale d'Occidente.