Questo nono volume della collana è interamente consacrato al trentennio culminante della crisi fiorentina: una vivisezione storica, politica e militare implacabile che attraversa la fine della prima dominazione medicea e le due drammatiche rinascite repubblicane, narrata in un discorso storico ininterrotto, fluido e rigoroso, concepito e calibrato per una perfetta esperienza di ascolto vocale.
Il racconto prende le mosse dalla rovinosa condotta di Piero il Fatuo: la resa umiliante dinanzi all'esercito invasore francese, la consegna ingiustificata delle fortezze toscane e la rivolta armata del nove novembre millequattrocentonovantaquattro, quando la cittadinanza inferocita cacciò per sempre la famiglia Medici al suono delle campane a stormo. Segue la memorabile sfida lanciata a Carlo Ottavo da Pier Capponi, che strappando i patti regi minacciò di opporre alle trombe dell'armata straniera il rombo delle campane civiche, salvaguardando l'indipendenza municipale.
Pagine di straordinaria potenza evocativa svelano l'ascesa della teocrazia repubblicana di Girolamo Savonarola: il priore domenicano di San Marco che proclamò Cristo unico Re di Firenze, istituì il Consiglio Maggiore, sguinzagliò la gioventù nelle vie per purificare i costumi e accese in piazza della Signoria i celebri Bruciamenti delle Vanità, prima che lo scontro frontale con papa Alessandro Sesto Borgia e la farsa mancata della prova del fuoco lo trascinassero sul patibolo, dove il ventitré maggio millequattrocentonovantotto venne impiccato e arso sul rogo mentre le sue ceneri venivano disperse nell'Arno.
Il volume analizza quindi la Repubblica civile di Pier Soderini e l'opera titanica di Niccolò Machiavelli, che abolendo le corrotte milizie mercenarie creò la prima fanteria contadina nazionale, guidandola alla riconquista di Pisa sotto lo sguardo marmoreo del David di Michelangelo. Ma il sogno repubblicano venne brutalmente spezzato nel millecinquecentododici dall'invasione dei fanti spagnoli della Lega Santa e dal mostruoso sacco di Prato, che aprì la strada alla prima restaurazione medicea e alla tortura dello stesso Machiavelli.
La narrazione si allarga infine sullo scenario imperiale: i fasti dei due pontefici fiorentini Leone Decimo e Clemente Settimo, l'apocalittica tragedia del Sacco di Roma del millecinquecentoventisette ad opera dei Lanzichenecchi luterani e la conseguente seconda cacciata dei Medici da Firenze. È il preludio all'estremo, disperato atto di valore del popolo toscano: i dieci lunghi mesi dell'assedio del millecinquecentotrenta, con Michelangelo Buonarroti al comando delle fortificazioni di San Miniato, la fiera sfida della partita di calcio in piazza sotto il tiro dei cannoni e il sacrificio eroico di Francesco Ferrucci a Gavinana pugnalato a morte da Maramaldo, prima che il tradimento di Malatesta Baglioni consegnasse per sempre Firenze all'assolutismo dinastico.
Un'opera fondamentale di vertiginosa tensione storiografica, che racconta il sangue, la fede, l'ardore della libertà e la disperata bellezza con cui la patria del Rinascimento difese fino all'ultimo respiro la propria immortale dignità repubblicana.