Questo quattordicesimo volume della collana apre la grande monografia dedicata ai vasi d'elezione padani, guidando il lettore attraverso oltre cinquant'anni di diplomazia solenne, mecenatismo visionario, congiure fratricide e battaglie per la sopravvivenza in un discorso storico ininterrotto, privo di tabelle o note a piè di pagina, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
La narrazione si apre sull'età dell'oro del duca Borso d'Este, il bastardo amato dal popolo che comprese prima di chiunque altro la potenza del teatro visivo del potere: l'investitura a Duca di Modena e Reggio concessagli dall'imperatore Federico Terzo d'Asburgo nel millequattrocentocinquantadue e la grandiosa incoronazione vaticana a primo Duca di Ferrara officiata da papa Paolo Secondo nel millequattrocentosettantuno. Pagine di vibrante ecfrasi descrivono i capolavori assoluti promossi sotto il suo scettro: la monumentale Bibbia miniata da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, costata un patrimonio immenso in pergamene e lapislazzuli orientali, e il ciclo astrologico del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, dove i pennelli fieri di Francesco del Cossa e del giovane Ercole de' Roberti diedero vita al mito dell'officina ferrarese decifrato secoli più tardi da Aby Warburg.
Il racconto affronta quindi l'ascesa drammatica e inflessibile del fratellastro Ercole primo d'Este: il colpo di mano militare del millequattrocentosettantuno, le nozze sovrane con Eleonora d'Aragona e la repressione spietata della congiura del nipote Niccolò di Lionello nel cortile del castello nel millequattrocentosettantasei. Si giunge così al culmine tragico della Guerra del Sale del millequattrocentottantadue, quando la micidiale alleanza tra la Repubblica di Venezia e papa Sisto Quarto della Rovere cinse d'assedio Ferrara nel tentativo di cancellarla per sempre; l'epica resistenza della duchessa Eleonora tra le febbri del delta salvò lo Stato fino alla mutilazione territoriale della Pace di Bagnolo.
La risposta ferrarese alla minaccia bellica fu un'impresa che cambiò per sempre la storia dell'architettura: l'Addizione Erculea progettata nel millequattrocentonovantadue da Biagio Rossetti. Demolendo le antiche mura medievali, Ercole raddoppiò la superficie della capitale tracciando ampi assi rettilinei alberati, inventando l'incrocio monumentale del Quadrivio degli Angeli e commissionando la colossale facciata di Palazzo dei Diamanti, rivestita da oltre ottomilaquattrocento blocchi marmorei scolpiti a cuspide piramidale per catturare la luce del sole.
La narrazione si chiude sull'officina delle lettere e sulla brillante politica matrimoniale estense: la nascita dell'Orlando Innamorato alla corte di Matteo Maria Boiardo, l'educazione delle celebri figlie Isabella e Beatrice d'Este, e l'arrivo trionfale nel millecinquecentodue di Lucrezia Borgia come sposa dell'erede Alfonso, capace di smentire ogni calunnia romana e farsi amare per sempre dal popolo sul Po. Dalle processioni ascetiche degli ultimi anni fino alla morte serena di Ercole nel millecinquecentocinque, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce della signoria che dimostrò all'Europa come la bellezza della parola poetica e il disegno della città ideale potessero farsi immortale scudo della libertà dinastica.