Questo diciassettesimo volume della collana apre la grande sezione dedicata ai tiranni dell'Emilia, della Romagna e dell'Umbria, conducendo il lettore attraverso oltre quarant'anni di diplomazia sottile, complotti sanguinosi, capolavori pittorici e assedi pontifici in una narrazione storiografica continua, priva di elenchi o note a piè di pagina, perfettamente calibrata per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto prende le mosse dalle origini leggendarie della stirpe: il mito cavalleresco dell'amore tra il re svevo Enzo e la fanciulla Lucia di Viadagola da cui nacque il nome stesso della casata, le prime drammatiche disfatte trecentesche e la notte di sangue del millequattrocentoquarantacinque in cui Annibale primo venne trucidato a tradimento dai Canetoli, prima che la saggia reggenza di Sante Bentivoglio pacificasse la città sotto l'egida di Cosimo de' Medici e degli Sforza di Milano. Si giunge quindi all'ascesa sovrana del ventenne Giovanni secondo nel millequattrocentosessantatré: la sapiente gestione dei Sedici Riformatori, il patto di ferro con i duchi lombardi e il matrimonio dinastico con Ginevra Sforza, con cui Giovanni generò una corte numerosa destinata a imparentarsi con i massimi troni della penisola.
Pagine di straordinaria ecfrasi architettonica ricostruiscono la meraviglia della Domus Aurea in Strada San Donato: la colossale reggia di oltre duecentoquarantaquattro stanze progettata da Pagno di Lapo Portigiani, con i suoi cortili porticati in arenaria, le scuderie per duecento cavalli, i giardini pensili e gli affreschi dorati che suscitarono la sorda invidia della curia romana. Il volume celebra al contempo la nascita della gloriosa Officina bolognese: i capolavori della Cappella Bentivoglio in San Giacomo Maggiore, le pale devozionali di Francesco Francia, i trionfi allegorici di Lorenzo Costa, gli affreschi dell'Oratorio di Santa Cecilia e l'insegnamento umanistico impartito nello Studio bolognese dal celebre Filippo Beroaldo.
Il fulcro drammatico dell'opera risiede nella metamorfosi del regime: la sventata congiura della rivale famiglia Malvezzi nel millequattrocentottantotto, punita con le forche del Palazzo del Podestà e la demolizione delle loro dimore, e il massacro notturno della stirpe dei Marescotti nel millecinquecentouno, dove la ferocia dei figli del signore trasformò Giovanni secondo da venerato padre della patria in despota paranoico isolato nelle proprie stanze blindate.
La narrazione si chiude sull'epilogo fatale: il ricatto militare di Cesare Borgia, la fuga di Giovanni nella notte del due novembre millecinquecentosei dinanzi alla bolla di scomunica di papa Giulio Secondo della Rovere e l'ingresso trionfale del pontefice in cattedrale, seguito dall'inaudita violenza popolare che rase al suolo la Domus Aurea creando per sempre la ferita urbana del Guasto. Dalla morte solitaria del vecchio signore nell'esilio di Milano nel millecinquecentotto fino alla tomba in San Maurizio al Monastero Maggiore, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce del principe che dimostrò all'Europa come il fasto della bellezza e l'illusione della libertà non potessero salvarsi dalla furia del potere quando la forza delle armi rompe il patto sacro con il proprio popolo.