Questo quinto volume della collana è interamente consacrato alla biografia tempestosa del lupo di Romagna, guidando l'ascoltatore attraverso cinquant'anni di battaglie campali, amori immortali, congiure di palazzo e anatemi papali in un discorso storico ininterrotto, perfettamente calibrato per la lettura fluida e la sintesi vocale.
Il racconto prende le mosse dalla giovinezza fiera e turbolenta: la nascita a Brescia nel millequattrocentodiciassette dalla relazione del padre Pandolfo terzo con Antonia da Barignano, la precoce legittimazione papale e la folgorante presa del potere ad appena quindici anni, quando nel millequattrocentotrentadue Sigismondo sguainò la spada nella piazza di Rimini sbaragliando i rivali e assumendo le redini dello Stato assieme al fratello Malatesta Novello. Da quel momento il giovane capitano trasformò la guerra nel proprio mestiere supremo, offrendo il proprio genio tattico e la sua innovativa perizia nelle mine e nelle artiglierie al soldo di papi, duchi e re, pur senza esitare a tradire contratti milionari, come accadde con il celebre rifiuto opposto a re Alfonso d'Aragona che gli valse la fama di principe privo di fede.
Il testo decostruisce con rigore documentario la leggenda nera delle sue prime unioni matrimoniali: le morti precoci di Ginevra d'Este e di Polissena Sforza, attribuitegli dalla propaganda avversaria come infamanti uxoricidi per soffocamento o veleno, ma smentite dalle testimonianze delle pestilenze coeve. Al contempo, il volume celebra la passione assoluta per Isotta degli Atti, incontrata nel millequattrocentoquarantacinque e divenuta la regina del suo cuore e della sua corte: un amore cantato dai poeti umanisti, immortalato nelle medaglie bronzee di Matteo de' Pasti con il maestoso elefante araldico e scolpito per l'eternità nel monogramma intrecciato con le lettere esse e i che orna ogni pietra del suo dominio.
Pagine di straordinaria tensione narrativa ripercorrono il duello mortale durato oltre vent'anni con il rivale di sempre, il duca Federico da Montefeltro, signore di Urbino: uno scontro feroce per il possesso delle rocche appenniniche culminato nella disfatta campale del Cesano del millequattrocentosessantadue, che segnò il crollo militare dello Stato riminese. È la premessa all'inaudito scontro frontale con papa Pio Secondo Piccolomini: l'esegesi implacabile dei Commentarii papali, il processo per eresia e la solenne cerimonia celebrata sui gradini di San Pietro a Roma in cui l'effigie di paglia di Sigismondo venne arsa sul rogo, dichiarandolo canonicamente dannato all'inferno da vivo.
La narrazione segue infine l'estremo riscatto del leone ferito: la disperata crociata di Morea nel Peloponneso al servizio di Venezia contro le armate ottomane del sultano Maometto Secondo, l'assedio di Mistrà e il salvataggio delle venerate ceneri del filosofo neoplatonico Giorgio Gemisto Pletone, traslate a Rimini per essere custodite per sempre nel Tempio. Dalla mancata congiura a Roma con il pugnale celato sotto il mantello al cospetto di papa Paolo Secondo fino alla morte solitaria avvenuta a Castel Sismondo nel millequattrocentosessantotto, questo saggio monumentale restituisce l'autentica voce di un uomo indomabile, che preferì sfidare il cielo e la terra piuttosto che piegare la propria spada all'obbedienza dei potenti.