Questo secondo volume della collana è interamente dedicato alla vita, alle battaglie e all'ascesa politica del più celebre condottiero d'Italia. Il racconto prende le mosse dalla drammatica notte del ventidue luglio del millequattrocentoquarantaquattro, quando il massacro del fratellastro Oddantonio aprì le porte della città alla cavalleria di Federico, che seppe farsi accogliere come padre della patria giurando sui Vangeli i solenni patti di concordia con il popolo di Urbino.
Da quel momento, il piccolo feudo arroccato sui monti marchigiani divenne il centro strategico di una delle più formidabili macchine economiche e militari dell'Occidente. Attraverso una narrazione fluida, rigorosa e priva di qualunque interruzione o nota, il testo svela i segreti del mercato delle compagnie di ventura: i ricchissimi contratti di ferma e di rispetto stipulati con i duchi di Milano, con i re di Napoli, con la Repubblica di Firenze e con i pontefici romani. Soldi d'oro versati a fiumi nelle casse della tesoreria feltresca che permisero a Federico di azzerare le tasse ai propri sudditi, trasformando il mestiere delle armi in una fonte perenne di benessere civile e pace interna.
Viene ricostruito con estrema precisione il momento decisivo della sua biografia visiva: il torneo di San Severino Marche del millequattrocentocinquanta in cui una lancia nemica spezzò l'elmo del capitano asportandogli l'occhio destro e la radice del naso, e la titanica risposta stoica di un condottiero che rifiutò di nascondere la cicatrice, imponendo ai sommi maestri dell'arte europea di ritrarlo esclusivamente da sinistra in quel leggendario profilo ieratico divenuto immortale nel dittico degli Uffizi di Piero della Francesca.
Ampio respiro è dedicato al mortale e secolare duello con il rivale di sempre, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini: uno scontro feroce per il dominio della Romagna che vide Federico trionfare nella battaglia campale del Cesano del millequattrocentosessantadue e strappare al nemico le rocche di Fano e Senigallia per conto di papa Pio Secondo Piccolomini. Il volume segue quindi la consacrazione finale del condottiero: la firma della Pace di Lodi, il ruolo di supremo garante dell'equilibrio tra i principati italiani, la solenne investitura a duca di Urbino ricevuta a Roma da papa Sisto Quarto nel millequattrocentosettantaquattro e l'attribuzione del supremo Ordine della Giarrettiera da parte del re d'Inghilterra Edoardo Quarto.
La narrazione si chiude con l'ultima, drammatica cavalcata del duca nell'estate del millequattrocentottantadue: al comando dell'armata della Lega Italica a difesa di Ferrara nella sanguinosa Guerra del Sale contro Venezia, Federico venne colpito dalle febbri malariche tra le paludi del Po, spegnendosi serenamente nel campo militare a sessant'anni di età dopo aver affidato il trono al giovanissimo figlio Guidobaldo. Un saggio epico, storicamente inappuntabile e pensato per l'ascolto, che restituisce l'autentica voce dell'uomo che dimostrò all'Europa che con la spada si poteva non solo conquistare la gloria, ma edificare la giustizia, la bellezza e la virtù.