Questo settimo volume della collana apre la grande monografia dedicata alla dinastia dei Medici, guidando il lettore in una vivisezione analitica e appassionante del secolo che trasformò le rive dell'Arno nella capitale del pensiero moderno, attraverso un discorso storico ininterrotto e privo di qualunque cesura tipografica, pensato per la perfetta fruizione vocale.
La narrazione ricostruisce anzitutto l'ascesa economica del Banco dei Medici sotto la saggia guida paterna di Giovanni di Bicci, la riforma rivoluzionaria del Catasto del millequattrocentoventisette e la creazione di una rete creditizia europea senza pari, con filiali a Roma, Ginevra, Londra e Bruges. Si giunge quindi al drammatico colpo di stato ordito nel millequattrocentotrentatré dalla vecchia fazione oligarchica guidata da Rinaldo degli Albizzi: l'arresto a tradimento di Cosimo in Palazzo Vecchio, la prigionia solitaria nella stretta cella della torre dell'Alberghetto con il terrore costante del veleno, la corruzione dorata dei magistrati per evitare la decapitazione e il conseguente esilio decennale a Padova e Venezia.
Ma la lontananza da Firenze durò appena un anno. Nel millequattrocentotrentaquattro, con la città sull'orlo della bancarotta e del caos istituzionale, Cosimo rientrò acclamato come un trionfatore romano. Da quel momento il potere assunse la forma della finanza invisibile: le borse elettorali vennero controllate segretamente dai suoi fiduciari, le leggi modellate per esiliare o impoverire i rivali attraverso il fisco e la facciata delle libere istituzioni comunali preservata con assoluta maestria scenica.
Pagine di straordinaria densità culturale ripercorrono il celebre Concilio ecumenico di Ferrara e Firenze del millequattrocentotrentanove, interamente finanziato dalle casse medicee: l'arrivo sulle rive dell'Arno dell'imperatore bizantino Giovanni Ottavo Paleologo e dei massimi dotti d'Oriente, la firma dell'unione tra le Chiese greca e latina e il decisivo incontro con il filosofo Giorgio Gemisto Pletone, che accese in Cosimo il sogno di far rinascere la filosofia di Platone in Occidente.
Il volume analizza i grandiosi cantieri architettonici promossi dal patriarca: il rifiuto del troppo superbo disegno di Brunelleschi per affidare a Michelozzo l'austero Palazzo di via Larga a bugnato rustico, il completamento della basilica di San Lorenzo con la Sagrestia Vecchia decorata da Donatello, e la fondazione nel convento di San Marco della prima biblioteca pubblica d'Europa, ricca dei codici greci e latini salvati dalla dispersione. La narrazione culmina nell'Accademia Platonica della villa di Careggi, donata al giovane Marsilio Ficino per tradurre l'intero corpus dei dialoghi platonici e i testi sacri di Ermete Trismegisto.
Dalla regia diplomatica che portò alla Pace di Lodi del millequattrocentocinquantaquattro al dolore solitario per la morte precoce del figlio Giovanni, il saggio accompagna il vecchio statista fino alle ultime ore serene di Careggi nel millequattrocentosessantaquattro, quando il popolo fiorentino incise per l'eternità sulla sua tomba il supremo titolo di Pater Patriae, padre della patria e architetto immortale della libertà mascherata di Firenze.