Questo sesto volume della collana guida il lettore in una passeggiata ecfrastica e filosofica attraverso le aule, i bassorilievi e i baluardi della capitale malatestiana, offrendo una narrazione storiografica fluida, rigorosa e priva di qualsiasi interruzione tipografica, concepita per una perfetta esperienza di ascolto vocale.
Il testo decifra anzitutto la rivoluzione architettonica concepita da Leon Battista Alberti per la trasformazione della vecchia chiesa conventuale gotica di San Francesco. Rifiutando la demolizione dell'edificio medievale, il grande teorico fiorentino progettò un monumentale involucro continuo in pietra d'Istria e marmo, traendo diretta ispirazione dall'antico Arco d'Augusto per disegnare una facciata trionfale a tre fornici e fianchi ritmati da solenni arcate cieche destinate ad accogliere i sepolcri degli umanisti di corte. Viene analizzata la perduta cupola emisferica sul modello del Pantheon, documentata sul rovescio della celebre medaglia bronzea di Matteo de' Pasti, e l'avventurosa spedizione marittima con cui Sigismondo spogliò senza esitazione i marmi proconnesi della basilica ravennate di Sant'Apollinare in Classe per nutrire la vorace fabbrica adriatica.
All'interno dell'edificio, l'opera si addentra nell'enigma delle cappelle scolpite a bassorilievo da Agostino di Duccio: una vibrante sinfonia di figure modellate secondo la raffinata tecnica del panneggio bagnato stiacciato, dove allegorie dei Pianeti, divinità dello Zodiaco, personificazioni delle Arti Liberali e putti danzanti celebrano la sapienza neoplatonica e l'astrologia araba orchestrate dai consiglieri Basinio da Parma e Roberto Valturio. È qui che risalta la provocazione dell'araldica malatestiana: il possente elefante indiano, la rosa a quattro petali e il monogramma intrecciato con le lettere esse e i, testimonianza immortale dell'amore sovrano per la divina Isotta degli Atti.
Il volume dedica un capitolo fondamentale al capolavoro affrescato da Piero della Francesca nel millequattrocentocinquantuno, in cui il signore si inginocchia con superba devozione dinanzi a San Sigismondo re di Borgogna all'interno di una monumentale cornice prospettica, sullo sfondo dei suoi fedeli cani levrieri e dell'oculo con la veduta del castello. Infine, la narrazione si sposta sull'architettura militare di Castel Sismondo: la rocca bastionata eretta a tronco di piramide con torri scarpate e profondi fossati allagabili, nata dalla consulenza di Filippo Brunelleschi e dalle teorie del De Re Militari di Valturio per resistere alle prime artiglierie da fuoco, fungendo contemporaneamente da fortezza inespugnabile e splendida corte residenziale.
Dalle ingiurie papali al cantiere incompiuto dopo il tracollo bellico del millequattrocentosessantadue, fino alla riscoperta moderna celebrata da Jacob Burckhardt, Aby Warburg e dai canti poetici di Ezra Pound, questo saggio restituisce l'autentica voce di una pietra eterna che seppe farsi manifesto di bellezza incorruttibile contro le tempeste della storia.