I morti di James Joyce è l'ultimo e più celebre racconto di Gente di Dublino ( Dubliners), pubblicato nel 1914. Il protagonista, Gabriel Conroy, partecipa alla tradizionale festa organizzata dalle sue zie e dalla cugina. Durante la serata incontra amici e conoscenti, conversa, ascolta musica e osserva con una certa distanza l'ambiente che lo circonda. Tutto sembra appartenere alla normalità della vita sociale, fino a quando, alla fine della serata, una rivelazione di sua moglie Gretta modifica profondamente la percezione che Gabriel ha di lei, del loro matrimonio e persino di se stesso.
Attraverso questa esperienza, Joyce conduce il lettore dalla vivacità di una festa alla silenziosa consapevolezza della fragilità dell'esistenza. Il passato ritorna nel presente, i vivi vengono messi in rapporto con i morti e ciò che sembrava conosciuto rivela una profondità inattesa.
I morti è un racconto sulla memoria e sull'amore, ma anche sulla distanza tra le persone e sulla scoperta che una parte della nostra vita può appartenere a esperienze che non abbiamo mai conosciuto.
James Joyce (1882–1941) fu uno scrittore e poeta irlandese, tra le figure più importanti della letteratura modernista del Novecento. Nato a Dublino, studiò al University College Dublin e lasciò l'Irlanda da giovane, vivendo principalmente a Trieste, Zurigo e Parigi. La sua opera è caratterizzata dalla sperimentazione linguistica e dall'attenzione alla vita interiore dei personaggi. Tra le sue opere principali figurano Gente di Dublino, Ritratto dell'artista da giovane, Ulisse e Finnegans Wake. I morti fu scritto nei primi anni del Novecento e pubblicato nel 1914 come ultimo racconto di Gente di Dublino. È considerato uno dei racconti più importanti della letteratura moderna. Joyce morì a Zurigo nel 1941.