Anni Quaranta. La Guerra mondiale, la Liberazione, il dopoguerra. «Sta mona de guera», mormora un vecchio, la bottiglia vuota in mano. Manca non solo il vino e «le persone che erano di corporatura robusta paiono tutte malate». Viene l’8 settembre, l’11 Venezia è già occupata… «i tedeschi passano alteri, facendo risuonare sui masegni i loro scarponi chiodati». Arrivano i Ministeri della RSI e migliaia di profughi: gli abitanti salgono a 200 mila. «Li ga portà via de note da le lori ca', intere famegie, veci e putei…» è la deportazione degli ebrei. Viene «l’estate di sangue che si passa contando i morti per strada»: sono i «patrioti di Cannaregio, di Ca’ Giustinian, di Riva dell’Impero». Poi i bombardamenti: «corpi lacerà, sensa arti, sangue dapertuto»… in Riva degli Schiavoni e, a Pellestrina, una donna impreca… «maledeti i fascisti, i todeschi e anca de più gli americani!»